Ferraris, Orlando: «L’obiettivo di Tursi è creare un nuovo centro commerciale o escludere Genoa e Sampdoria?»

Dopo l’annuncio di Piciocchi, il candidato presidente della Regione per il centrosinistra rilancia gli interrogativi che molti tifosi stanno scrivendo in rete e sui social. La risposta del Vicesindaco: «Non digeriscono che finalmente, grazie al lavoro assiduo di questa amministrazione, iniziano ad arrivare offerte serie di riqualificazione dell’impianto da parte di vari operatori economici»

Il candidato presidente della Regione per il centrosinistra, Andrea Orlando, interviene sulla questione della Vendita da parte del Comune dello stadio Luigi Ferraris a Marassi.
«Dopo varie promesse di rilancio dello stadio e di coinvolgimento di Genoa e Sampdoria, il Comune di Genova si avvia ad una privatizzazione del Luigi Ferraris . ha detto Orlando -. Lo ha comunicato il vicesindaco in televisione, senza alcuna discussione in Consiglio Comunale, senza alcun confronto con la città e con le due squadre cittadine, riproponendo un modo di agire ormai consolidato da parte di Bucci&Co. Colpisce che il vicesindaco dica chiaramente di avere sollecitato a presentare l’offerta un’azienda che ha esperienza soprattutto nella realizzazione di centri commerciali».
Ieri il Comune ha diffuso anche un comunicato stampa in cui annunciava: «L’amministrazione comunale conferma di aver ricevuto nelle ultime settimane due distinte offerte per l’acquisto dello stadio Luigi Ferraris: la prima datata 4 ottobre presentata da CDS holding, la seconda datata 15 ottobre formalizzata dal Genoa Cfc».
CDS è una holding leader in Italia nell’industria Real Estate ed il principale player nello sviluppo del Retail Real Estate (parlando in Italiano, delle strutture destinate a centri commerciali), con oltre 70 strutture completate nell’arco di 30 anni, per una superficie sviluppata di oltre 1.150.000 mq.
«Abbiamo alcune domande per Bucci e Piciocchi – prosegue Orlando -. Qual è l’obiettivo del Comune di Genova? Realizzare un nuovo centro commerciale nello stadio? Escludere Genoa e Sampdoria dalla gestione dell’impianto? Le due società cittadine vivono oggi una fase societaria non semplice. È proprio questo il momento giusto per avviare la privatizzazione dello stadio? Da ultimo, invece di ricomprare il palasport per 27 milioni dopo averlo venduto per 14, il Comune non poteva utilizzare quelle risorse per investire nella ristrutturazione del Luigi Ferraris, insieme a Genoa e Sampdoria, e mantenere lo stadio la casa di tutti i genovesi amanti del calcio e dello sport».
«Sul futuro dello Stadio Ferraris serve chiarezza: perché Bucci e Piciocchi mettono a rischio il progetto di rilancio che coinvolge Genoa e Sampdoria?» dice il segretario metropolitano Pd Simone d’Angelo.
«La Giunta Bucci da anni persegue la totale svendita del patrimonio immobiliare pubblico. Adesso è arrivato il turno dello Stadio – posegue il segretario -. Mentre le due società sportive ragionano su una proposta di acquisto e gestione, il vicesindaco Piciocchi ha affermato in televisione di aver “sollecitato” CDS, un’azienda che si occupa di realizzare centri commerciali, a presentare un’offerta per il Ferraris. La stessa CDS a cui il Comune ha versato 27 milioni di euro pubblici per l’arena sportiva del palasport, dopo che la stessa società l’aveva precedentemente acquistato dal Comune pagandolo 14, trasformandolo in un maxi-centro commerciale di cui CDS ha mantenuto la proprietà (e i futuri profitti). La stessa CDS protagonista del Waterfront, progetto di riqualificazione delle aree della Fiera di Genova che non avrebbe dovuto comportare alcun esborso di denaro pubblico, e che invece ha visto il Comune di Genova protagonista di investimenti per quasi 160 milioni di euro pubblici, per un’area ad oggi destinata alla sola edilizia residenziale di lusso. Sarà questo il destino anche dello Stadio? Quanti nuovi mq di area commerciale dovranno essere autorizzati per garantire la sostenibilità economica dell’operazione? Sul futuro dei beni pubblici della città serve una vera regia istituzionale e, soprattutto, serve più trasparenza. Perché a rileggere la storia (recente) viene il dubbio che i beneficiari di queste operazioni di svendita del patrimonio pubblico non siano di certo le genovesi e i genovesi».
Nel pomeriggio arriva la replica del vicesindaco Pietro Piciocchi




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